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URBAN FIGHT

 

1. Salve ragazzi, so che la vostra band esiste dal lontano 1981, fate una breve biografia.  

Avevamo circa sedici anni e Nevro aveva già la sua punk band, i Blood River, poi si unì Claudio ed in sala prove si provava un pezzo “Ribellione” tornando a casa ci venne l’ illuminazione “Lotta Urabna” sì, bellissimo, ma suona meglio “Urban Fight”. OK, deciso ! Da lì cominciamo a comporre nuovi brani a metà tra il punk ed il metal, cosa non facile vent’anni fa. Poi ci si mettono in mezzo storie come la naja  e ci separiamo intorno all’84. Nell’87 ci riformiamo o meglio, a Nevro e Claudio (rispettivamente basso e voce) si aggiungono Mark alla chitarra e Davide Raggi alla batteria, dirottiamo sensibilmente verso il metal, dall’italiano passiamo all’inglese e produciamo un demo “Ethilyc Rendez-Vous” con l’aiuto di Alberto Simonini (Crying Steel). Nell’89 circa, dopo la defezione di Mark e Davide, decidiamo di diventare un trio, Nevro passa alla chitarra. Claudio prende il basso e continua a “cantare”, entra Piergi alla batteria. Di nuovo un demo, il titolo è “BURP! When the rats do not dance”, stavolta grazie alla mitica e mistica sala dei Rain. Poi l’età ci porta ad una nuova separazione. Nel 96 ci ritroviamo, meno tempo da dedicare alla musica ma tanta voglia di suonare, entra a far parte del gruppo anche Umbi (tastiere) e nasce così il nuovo sound che caratterizza il CD “LU, il viandante”.

2. Come mai la scelta di cantare in italiano?

Per ritornare in qualche modo alle origini ed anche perché si tratta di un concept e le parole sono importanti, vorremmo che chi ascolta l’album, se non ha voglia di mettersi lì a leggerli, carpisse qualcosa dei testi.

3. Claudio, il concept dell’album è stato scritto da te, cosa vuoi esprimere attraverso la musica ed i tuoi testi? 

Vorrei che ci si rendesse conto di come ci stiamo appiattendo, livellando, stiamo diventando schiavi di un sistema che ci vuole privare dell’identità che abbiamo, al punto di spingerci al suicido, non necessariamente in senso materiale, penso al suicidio emotivo. Mi piacerebbe citare una frase da un testo degli Area secondo me piuttosto significativa: “l’uomo che ha perso la sua animalità nel buio bianco di un’ idota idealità” (da “Le labbra del tempo” nell’ album “Arbeit Macht Frei”) Credo che l’unica soluzione sia quella di ritrovare l’energia che abbiamo perso e reagire piuttosto che soccombere.

4. Come definireste il vostro genere?

E’ la domanda che ci facciamo più di frequente... forse crossover o forse hard rock con influenze hard core ?? Bah, a noi piace e speriamo anche ad altri.

5. Quali sono stati i momenti migliori e peggiori attraversati dalla band?

Quelli peggiori sicuramente i numerosi scioglimenti, quelli migliori forse la recensione decisamente incoraggiante del nostro demo “Ethilyc Rendez-Vous”su HM nell’88, ma pensando a tempi più recenti di certo il concerto al Bologna Metal Fest nel settembre scorso (che si replicherà fra qualche mese, sempre qui a Bologna)

6. Che pensate dell’underground italiano odierno?

Siamo molto felici che esista ancora un bel circuito ed un numero sostanzioso di gruppi dediti al “metal” ed abbiamo potuto constatare con altrettanto piacere che quegli atteggiamenti di un tempo, come ad esempio le rivalità di appartenenza generi diversi, sono praticamente cadute o meglio, esistono ma sono “tecniche”, i ragazzi che oggi ascoltano un determinato genere ad esempio Black, non provano avversione nei confronti di chi ne ascolta uno differente, sì ok non ascolteranno mai “glam rock” ma non ci sembra esistano più le barriere che c’erano un tempo.

7. Quali sono le vostre influenze?

Siamo quattro teste molto diverse, ognuno di noi ha le proprie fisse , e comunque ascoltiamo musica da parecchio tempo e di influenze ne abbiamo prese dappertutto, magari anche inconsapevolmente.

8. Quali sono i vostri progetti futuri?

Per ora stiamo lavorando ad un paio di pezzi nuovi, ad un terzo brano che potenzialmente potrebbe fare da colonna sonora ad un video game e stiamo guardandoci attorno per fare qualche concerto. Speriamo, l’anno prossimo, di fare un CD, magari quattro o cinque brani, ma niente concept stavolta, probabilmente un ritorno all’inglese in qualche testo, ma nulla è ancora definito.

9. Come è la scena della vostra zona?

Qui si muove bene, ci sono locali dove suonare dal vivo, il Metal Fest ha dato parecchia visibilità alle bands partecipanti ed una seconda edizione è già in via di realizzazione, insomma, non c’è di che lamentarsi.

10. Siamo ai saluti, chiudete come volete.

Vorremmo che la musica che facciamo, ma anche quella che ascoltiamo, riuscisse a trasmettere il messaggio che porta, che desse grinta alle nuove generazioni (ma anche alle vecchie !!).

Grazie a Drunker e Far Beyond Music per questa opportunità.

www.urbanfight.it ; info@urbanfight.it

Intervista di :Drunker

farbeyondmusic@virgilio.it