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FAR BEYOND MUSIC WEB MAGAZINE |
SOFA KING KILLER
"Lust, Crime And Holiness"
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Terzo album x la band side-project di Ed Mundell (Monster Magnet). In
attesa di un full-length dall’Ohio viene fuori un magnifico ep di quattro
pezzi. Lust,
Crime and Holiness ha un suono che fa paura: perfetto, niente è di plastica, il
calore che sprigiona ti avvolge per venti minuti. Die
like an astronaut è potente lenta;
puro southern caldissimo ed elettricissimo misto alla furia e pesantezza del
riffing sludge: mastodontica! L’adrealina
ormai all’apice viene piacevolmente spezzata dal blues semplice di due
chitarre slide accompagnate da un organo.Se si chiudono gli occhi non si può
fare a meno di non sognare di gustare del vigoroso whiskye tra un tiro di
sigaretta e l’altro magari con cornice uno scorcio di Mississippi...questa era
blues couch! I
Black Sabbath riprendono subito dopo con CLE
...oh pardon...a parte gli scherzi questo pezzo potrebbe benissimo essere
contenuto in Master of Reality. É
in questa song bellissima che vengono in superfice le influenze di Iommi &
Co. I riffs una volta usciti dalle casse sembra vogliano restare in giro per la
stanza quasi non volessero farsi dimenticare... Ultima
è burn the fields che dopo un inizio
di lento e acido blues scoppia negli ipnotici riff sempre di stampo sabbathiano
accoppiati ad uno sludge lontano dalla scuola depressiva Eyehategod e compagnia
bella ma anzi arricchito da ‘cavalcate’ rock’nroll che sembrano prenderti
e sbatterti nella bolgia di qualche pogo di un concerto affogato nella birra. La
voce di Ryan Burgy molti dicono sia
troppo “heavy”...a me piace da morire e dà quella carica in più ai pezzi
riempiendo con la sua corposità i momenti meno pesanti. mpre sempre nel
repertorio dei tre del New Jersey. Liquor
green è invece un pezzo strumentale di grande rock ‘n roll stracarico di
energia già proposto nel precedente “The Atomic Bitchwax II” risuonata in
maniera magistrale . Slow rock a tratti
soporifero dai poteri distensivi per quanto riguarda la title-track. Le chitarre che prendono
il posto della voce (è infatti un pezzo strumentale ache questo) hanno la
capacità di ipnotizzare chi ascolta che viene risvegliato dalla seguente Black
Trans-am dal grande stoner blues.Quest’ ultimo è un altro pezzo di
vecchia data (1996) dove la band fa sentire nuovamente il suo sound originario
condito da sperimentazioni sonore con strani effetti UFO. E infine la grandiosa U
Want I Should che delinea una
sorprendente propensione alla jam session. Con questa terza release la band è giunta alla fine del suo percorso e si licenzia dal suo pubblico, oltre che con delle ottime songs, con una parte dedicata a downloads video e un’ intervista...un modo di dare il commiato con stile. |
Recensito da : Zose
Track List : 1.Die Like An Astronaut 2.Blues Couch 3.CLE 4.Burn The Fields