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FAR BEYOND MUSIC WEB MAGAZINE |
DEMO
SCREAMING SHADOWS
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"Behind The Mask"
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Pronto l’atteso full-lenght autoprodotto dei sassaresi Screaming Shadows, attivi da diversi anni nel panorama sardo nonostante qualche cambio di moniker. Ci troviamo davanti una band dedita ad un heavy metal di stampo molto classico, con chiari riferimenti epic e soluzioni compositive di chiara matrice maideniana (d’altronde quale band non potrebbe avere tali capisaldi se non una band di puro heavy metal?). Il lavoro ha una durata molto
consistente, ben 58 minuti di musica supportati da una buona registrazione, nei
quali non mancano certo varietà e innumerevoli peculiarità stilistiche che
dimostrano quanto il gruppo ci tenga a suonare un heavy metal molto personale ed
al passo coi tempi. Ho constatato invece che il pezzo più adatto per l’apertura sarebbe stato il secondo, “Eyes Of The Night”, carico dall’inizio alla fine di istinto, ispirazione e aggressività soprattutto nel finale molto “live”, con un semi lead di batteria e chitarre rombanti e inarrestabili. I risvolti più epici vengono a galla in pezzi come “Come Inside”, che risente dell’influenza dei Manowar, pur conservando il suo personale songwriting. La parte centrale del disco
è sicuramente la più apprezzabile per immediatezza e scorrevolezza: “Another
War Cry”, brano strumentale molto articolato e frizzante per ingegnosità
chitarristiche, pone una “tregua” allo scorrere del lavoro nonostante il suo
titolo abbia tutt’altro a che fare con la quiete. “Pain And Tears” regge
quella classica teatralità maideniana che ritoveremo in “I ‘ll Find My
Freedom”, quest’ultimo il più coinvolgente per forza e dinamicità. L’intero lavoro mette in
luce il feeling chitarristico che intercorre tra Francesco Marras e Andrea
Giribaldi, un duetto carico di fantasia e mai a corto di idee che, se le mie
orecchie non mi tradiscono, sembra ispirarsi alle care vecchie intese della
storia chitarristica dell’heavy metal, cioè Murray/Smith e Tipton/K.K.
Downing. Fatta eccezione per “Eyes Of The Night”, la voce e la sezione
ritmica mi sono parse un po’ in secondo piano: avrebbero potuto “calcare”
maggiormente sull’incisività di ogni singolo episodio, nonostante si siano
sempre dimostrate in ogni occasione sobrie e impeccabili. Ma le sorprese non finiscono: “Voices” si apre con un growl (di Marco Marini dei Doggo) che tutto sommato non stona con le linee vocali pulite, regalandoci un episodio traboccante di dettagli (ancora e soprattutto) chitarristici; si tratta indubbiamente del brano più innovativo e personale del full-lenght, nel quale i moduli stilistici dettano regole a sé stessi, piuttosto che seguire la tradizione. “The Cry Of The King”, il
brano più bello per l’unione di ritmica pesante, atmosfere sulfuree e
solennità, chiude un album ricco di potenza e carica emotiva, supportato da due
bonus tracks che vedono “The Cry Of The King” in versione acustica,
formalmente differente dall’originale, ma carica di pathos nel suo scorrere, e
“Dark Shadow” (presente nella track list), qui immersa in un’atmosfera
live molto coinvolgente. |
Recensito da : Fuck
The Nuns
Track
List : 1.Leave Us here 2.Eyes Of The Night 3.Come Inside 4.I Want You To Burn 5.Dark Shadow 6.Another War Cry 7.Pain And Tears 8.I’ll Find My Freedom 9.Voices 10.The Cry Of The King