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Quello che giungo a
recensire è del materiale proveniente penso tutto dalla Polonia poichè mi è
stato spedito dalla Necroscope.
Comunque veniamo ai nostri baldi
carnefici.
I Putridity fanno un
brutal grind suonato e registrato
magistralmente per essere una demo.
Una raffica di sprangate ai genitali
vi accompagnerà durante l’ascolto di questa chicca poichè i secondi lasciati
all’ascoltatore per riprendersi sono solo quelli tra una canzone e l’altra.
Le chitarre sono le solite cioè
ultracompatte e la batteria è di una velocità inumana.
Ma ciò che rende questo lavoro
un’opera d’arte è la voce, sembra quasi di vedere una scrofa bavosa che
grugnisce scorrazzando per la casa, è talmente malata ed esagerata che a volte
fa veramente schifo. 10 e lode.
I Blasphemy Rites sono
fautori di un death grind che forse pretende un po troppo ma è comunque un
fottuto massacro.
Il lavoro si apre con Goatvomit, una
serie di rigurgiti che non auguro a nessuno che danno l’inizio al susseguirsi
di un incessante ed incalzante Headfistfucking
condito con spezzoni di film e voci growl e scream che si alternano.
Le canzoni non durano molto ma
rimangono sicuramente impresse data la loro spietata schizzofrenia.
Sono da segnalare l’intro che si
trova che si trova a due canzoni dalla fine dell’album dato che non c’entra
un cazzo ma va bene ugualmente e la cover dei Sarcofago Christ’s
Death. Un bell’ O.K. anche a loro e vaffanculo.
Con i Bloodthirst
facciamo un salto nel passato grazie al loro thrash molto old style e
soprattutto fottutamente grezzo.
Le canzoni sono delle vere perle che
invitano il capellone di turno ad un headbanging eterno.
Esse hanno proprio tutto: assoli
aggraziati ma malefici, ritmiche tritaossa e voce acida e raschiata.
E’ veramente una figata ascoltare
questo gruppo che riesce a mettermi di buon umore, quindi se avete l’occasione
fatelo vostro e...
bring back the ancient roots.
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