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MAC

1. Salve iniziamo con una piccola biografia come presentazione.  

Ciao. Innanzitutto grazie mille per lo spazio che dedichi alla mia persona. La mia biografia musicale inizia nel 1990 col gruppo demenziale BIG WHITE OLE BUTTS, seguita a ruota dalla band più seria e stilisticamente orientata verso i Timoria: gli ACROFOBIA. Da lì, per un paio d’anni mi diedi all’aiuto compositivo per brani in inglese e in italiano per band giovanili della mia area sino ad approdare come cantante provvisorio nei metallari PHOOLAN DEVI (vere istituzione del genere nella mia città…parlo dell’epoca, ora non più…), nei Deeppurpleiani MAJESTIC 12  e poi nel mega progetto WHITE SAND che ha visto me e Stef Viana (chitarrista e fondatore del gruppo) protagonisti di un buon successo a livello di recensioni e passaggi radiofonici (in parecchi stati del mondo, compresi Kansas, Germania e Svizzera). Il resto è storia; pseudo-carriera solista con i demo firmati MAC e il cd dei BIG TOKYO, forse, a oggi, il mio cd più conosciuto nell’underground rockettaro (grazie all’infinito appoggio di decine di radio sparse in tutta Italia).

2. Sei da molti anni nella scena, quali sono i migliori ricordi? Ed i peggiori?

Di bei ricordi ne ho solo due, di brutti a decine. Iniziamo dai belli. Nel 1995 cantai per la prima volta dinnanzi a centinaia di persone per un concerto di beneficenza (30 ore per la vita) con gli ACROFOBIA  e l’altro episodio bello fu quando dalla Svizzera, nell’estate del 2000, chiamarono me e Stef per presenziare, come unica band italiana, al prestigioso Pardo Rock festival…che andò buca per motivi interni alla band. Ma l’emozione fu davvero grande…c’era la possibilità di aprire per i GOTTHARD…o almeno così ci dissero. Il peggiore è stato quando, per il disco dei BIG TOKYO, una label americana s’è fatta viva per un discorso di produzione, bidonandoci un paio di settimane dopo.

3. La tua voce ricorda molto quella di David Coverdale, quali sono le tue principali influenze? 

Wow! Grazie mille. Beh, l’hai già menzionato tu il nome di colui a cui mi ispiro maggiormente e devo dire che forse l’eccessivo studio sui suoi testi mi ha fatto prendere una piega un po’ troppo “plagistica”…scherzi a parte, oltre a lui, posso citare il grande Ronnie James DIO e anche (e qui molti storceranno il naso) Jon Bon Jovi.i.

4. Che ne pensi della scena musicale mondiale attuale, e di quella underground?

Mah…a livello mondiale il “nostro” genere prosegue senza sosta talvolta anche con produzioni sopra le righe ma ormai l’eccessivo business dedicato ai mescolamenti di genere, fa si che i nostri amati gruppi rock & metal, vengano sprovvisti di management seri ed affidabili, debellando così la possibilità di ricreare un movimento adeguato alle esigenze delle nuove e vecchie generazioni. Quindi, in sintesi penso sia proprio una bella merda.

La scena underground è invece, come al solito, ricca di spunti creativi ma anche di tanta feccia che si atteggia a rock star del momento. Anzi, ti rubo ancora due righe per narrarti un episodio…qualche tempo fa un ragazzino di Milano coi capelli cotonati e i pantaloni di pelle mi guardò e disse “Ah, ma sei tu il tipo dei Big Tokyo? Certo che vestito così normalmente non sembri proprio un rocker…” risposi freddamente e anche un po’ nervoso dicendogli che la figura del rockettaro può essere idonea a uno di 18 anni che non fa un cazzo o a uno che vive di sola musica (non il suo e mio caso) e che il rockettaro vero era, è e sarà quello che la musica la percepisce nel cuore e nella mente e non nei vestiti patinati e luccicanti da donna…è pur ovvio che le figurine da copertina le faccio anche io ma sono un di più per vendere e per presentarsi, dando l’idea al pubblico di cosa ci sarà in quel disco…tutto qui…inviterei quella gente a riguardarsi le foto di Brett Michaels o David Lee Roth al di fuori dei palchi e delle copertine…gente comune…basta farsi una cultura sui giornali dell’epoca… Cmq, tornando a noi, il vero underground è quello fatto di sudore, passione e volontà, non di ridicoli atteggiamenti per arrivare prima alla “Corsa delle Carote”!

5. Che temi affronti nelle tue canzoni?

Per questa domanda ti ringrazio vivamente perché significa che hai interesse a capire cosa si affronta veramente in una canzone e come un cantante vuole esprimersi. Il tema centrale delle mie canzoni soliste è la Vita. Solitamente spingo su messaggi di ottimismo indirizzati (virtualmente) a giovani che vogliono credere e combattere per i propri ideali o per la propria libertà. Coi White Sand invece, il tema principale (ma non unico) è quello dell’Amore e delle emozioni (positive e negative) legate ad esso. Spesso do un occhio di riguardo a temi molto frivoli come in “Bad Hair Era” (BIG TOKYO) o “Sweet Emanuelle” (MAC) dove la produzione tende ad innalzare sentimenti indirizzati più verso il genere degli eighties che non sulla genialità dell’introspezione della Vita.

6. Cosa faresti se Mtv decidesse di far tornare di moda l’Hard Rock (sempre che lo sia stato)?

Cavolo…sarei davvero stupito e sgranerei gli occhi perché non ci crederei, visto lo scempio dell’ultimo MTV AWARDS…Me lo auguro e se davvero capitasse non potrei far altro che sorridere ogni giorno di più e avrei la certezza che le illusioni hanno davvero la possibilità di divenire realtà!

7. Progetti per il futuro?

Beh, il problema vero sono sempre i soldi. Potessi farei un disco al mese! Sebbene faccia un disco ogni sei mesi, questa volta sono in post produzione col nuovo disco dei WHITE SAND che, con le sue dodici canzoni, presenterà un conto morale ed economico senza precedenti. Un capitolo solista è in previsione per la primavera ma ci sarà una sorta di doppio album…uno in americano su sonorità hard rock e l’altro in italiano con sonorità più legate allo stoner…vedremo…sto ancora vagliando delle ipotesi…

8. E’ importante per te l’affiatamento all’interno di un gruppo, o preferiresti fare tutto da solo e poi assoldare dei turnisti per le registrazioni e vari concerti?

Dopo anni vissuti in band medio-piccole, posso dirti che mettere insieme quattro o cinque teste non è mai stato facile e mai lo sarà. Figurati che in uno show nel ’98, il tastierista se ne andò dal palco mentre suonavamo solo perché era arrabbiato col bassista…allucinante…ma, si sa, è una cosa da mettere in conto. Cmq, personalmente non credo più all’affiatamento in una band; o si fa per soldi o per gloria ma, nel secondo caso, si finisce sempre male.

Ormai prediligo produzioni con un chitarrista che abbia più o meno i miei gusti o scrivere, produrre da solo e assoldare sempre nuovi musicisti, come faccio con i progetti MAC. Per me è più conveniente, l’unico male di questa scelta è la difficoltà di andare live ai vari concerti organizzati qui nel nord italia…c’è sempre uno che molla all’ultimo…che ti dicevo?

9. Come nascono le tue canzoni?

Non sono un musicista e questo probabilmente shockerà molti lettori ma ho ormai le idee ben chiare. Il senso del ritmo e il senso del gusto portano ad un grande affiatamento col chitarrista del caso… infatti, con i soli accorgimenti vocali registrati in una cassetta e un foglio illustrativo di come voglio che la chitarra suoni, nascono perle incredibili (vedi “Sing me a song” – Big Tokyo 2002 e/o “Time my friend” – White Sand 1999)…questo per l’aspetto tecnico, per l’aspetto creativo solitamente parto dal ritornello e da lì ci aggiungo le strofe e i bridge. Mi riesce più facile anche perché, in questo genere, l’effetto bomba si ha solo nei ritornelli. Spesso, con il musicista davanti, cerchiamo la via migliore per giungere al prodotto finito facendo delle prove al volo in studi, parchi o semplicemente in camera mia…insomma, un lavoro che può durare due ore sino a due giorni.

10. Siamo alla fine, chiudi come vuoi.

Chiedo scusa se sono stato prolisso e ti ringrazio per la grande disponibilità ad inserire uno spazio dedicato a me e alla musica che faccio.

Auguro a tutti un fottuto 2004 pieno di gioia, salute e…perché no? Ricchezza!

Keep on rockin’!

Intervista di : Drunker

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