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Al
quarto album, la band belga ci regala una chicca di slow metal alla Melvins.
Quest’ultima e grande band ha piantato il germe del noise ai blutch che mirano
al cervello dell’ascoltatore per il tempo di dieci pezzi.
Rispetto
alle note di chitarra e basso la voce rappresenta un’entità quasi latitante.
Unica eccezione a questo sono ligth as an
elephant e into the pinball dove
si sente più voce e mezzo tempo hardcore...ma...
bisogna essere allenati per ingoiare il rospo, nel frattempo incastratosi nella
gola, del lentissimo incedere delle canzoni...
ci vuole coraggio ad assistere impotenti ai 13 minuti di orchid
ai 9 di pedigree
e alla macabra danza di feedback di 10 minuti che chiude giustamente
l’album con requiem.
Bisogna
amare il genere e lasciarsi sopraffare dall’angoscia per risentire per quasi
un ‘ora un supplizio per le cervella ormai stanche e consumate.
É di nuovo un ottimo lavoro di
musica estrema (ben prodotto da un’ indipendente belga) che i blutch hanno
costruito con cura...la band conosciuta da pochi perfezionisti del genere
rappresentano ormai un capo saldo una band importante che ha portato anche
qualche innovazione nello stile...
C’è
poco da descrivere per quanto riguarda l’album, non è facile per me decifrare
con le parole ciò che viene prodotto con gli strumenti...affido a voi solo
l’ascolto, l’unico mezzo per capire ‘cosa’ sono i blutch.
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